Refactoring di un impianto

Quando cominciai a fare birra non me ne fregava un granché. Arrivai alla prima "cotta" da kit luppolato scazzato e con un paio d'ore di ritardo, d'altronde era domenica mattina e avrei preferito dormire piuttosto che veder due persone diluire un preparato.

Solo con la corsa agli armamenti per costruire il primo impianto all grain e ancor più la sera dopo la prima vera cotta il mio cervello cominciò ad attivarsi e pensare come ottimizzare il tutto.
Quell'insieme complicato di passaggi, step di temperature/tempi, travasi e controlli di processo avevano risvegliato in me il cervello dell'ingegnere e la sua atavica ossessione per l'ottimizzazione. Era il punto di non ritorno.


Inizialmente questo doveva essere il post sull'evoluzione dell'impianto ma le cose da dire erano troppe. Sarà quindi solo un' introduzione ai prossimi post sugli impianti utilizzati dal marzo 2016 ad oggi. In particolare:
  • Impianto per cotte con estratto di malto luppolato: sto scherzando ovviamente 😂
  • Impianto tre tini
    • Due fornelloni, tre pentole inox, due da 35 litri e una da 13 litri per sparge
    • Utilizzato dall'aprile 2016 al febbraio 2017 e negli ultimi tre mesi del 2017
    • Aggiornamento principale alla fine 2016 con pentola inox da 50 litri per la bollitura
  • Biab
    • Estate 2017: costola del tre tini, una pentola da 35 litri con sacca da biab, un fornellone
    • Estate 2018: Klarstein Füllhorn da 30 litri con sacca da biab e pompa per ricircolo
  • Biap
    • Esce il Klarstein Füllhorn ed entra il Klarstein Brauheld da 35 litri con cestello e ricircolo integrati. Racconterò le prime impressioni dopo la prossima cotta.

Debugging & refactoring

Se vediamo la scaletta (a parte la prima voce) appare chiara una cosa: la progressiva semplificazione e ottimizzazione dell'impianto.
"In ingegneria del software, il refactoring è una tecnica per modificare la struttura interna di porzioni di codice senza modificarne il comportamento esterno, applicata per migliorare alcune caratteristiche non funzionali del software." (Wikipedia)

Per anni il tre tini è stato il punto di riferimento per la produzione di birra in ambito casalingo (ma anche in ambito professionale per certi versi) e in genere si era prevenuti verso i metodi semplificati come il biab, visti come una sorta di scorciatoia. 
Io stesso lo ero nel 2016 quando ho cominciato a guardarmi attorno per evolvere l'impianto. Seguendo il blog di BrewingBad sognavo di riprogettare l'impianto come questo tre tini/tre fornelli e snobbavo il biab di Frank. 

Nella primavera 2017, sconfortato da una serie negativa di cotte sfortunate ho fatto una profonda riflessione sul semplificare il più possibile il processo per capire dove sbagliavo. Lo stesso approccio del programmatore che deve risolvere un bug praticamente. 
Divide et impera.
Accantonato il sogno di costruirmi un herms elettrico come quello della demo di BrewPi (che rimane ad oggi il mio chiodo fisso se dovessi produrre volumi maggiori) sono passato al biab per attuare l'approccio di semplificazione.

La causa del problema di prima era: principi di infezioni dovute all'oxi-san che non disinfetta (bisognerebbe fare una tirata d'orecchia ai venditori di materiale brassicolo che contribuiscono a questa disinformazione) e ossidazioni eccessive dovute ai travasi. L'errore era quindi nella seconda parte della produzione, la parte "fredda", ma non lo avrei mai capito senza semplificare. E ho anche imparato che con qualche accorgimento si può produrre lo stesso mosto pulendo una sola pentola e riducendo di qualche ora il travaglio. Non male!

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