Birre 2018

Il 2018 è stato l'anno in cui sono ripartito da solo e ho fatto solo quattro birre nella seconda metà dell'anno. Nonostante le rogne all'impianto mi ritengo più che soddisfatto dai risultati, buone birre, migliorabili in vari aspetti ma perfettamente bevibili (a conferma di ciò sono le rimanenze: 0).

Trap

Belgian Pale Ale prodotta l'8 luglio 2018

Fermentabili: 94% pale belga, 6% carared
Luppolo: Comet 60' (21,5 IBU), 30 g di yeoman autocoltivato a 5'
Lievito: Lallemand Abbaye

Litri in fermentatore: 9,5/10
OG: 1050
FG: 1007 (misurata il 14/07/2018)
Cold crash (14/07/2018-20/07/2018)
Imbottigliamento (21/07/2018)
Priming: 5,8 g/l

Impressioni: Schiuma generosa ma evanescente, ottima beva (ad agosto era essenziale), forse un po' watery per via della carbonazione non troppo alta (devo aggiustare il tiro col corn sugar) o delle reali temperature di mash più basse vista la mancanza di ricircolo. Luppolo poco pervenuto in aroma, strano visto che era stato raccolto poco prima della cotta, si trattava probabilmente di luppolo troppo prematuro e con poche resine viste le eccezionali temperature della primavera scorsa (infatti poi è rifiorito a settembre).
L'amaro percepito è leggermente basso (dagli assaggi del mosto prima/dopo la fermentazione sembrava più amara), 10 grammi all'inizio della bollitura erano probabilmente pochi dato che l'amaro apportato alla fine della bollitura è ignoto ma sicuramente scarso. L'aleatorietà degli IBU finali è proprio il motivo per cui uso il mio luppolo solo alla fine della bollitura mentre quello commerciale in pellet, di cui conosco gli alpha acidi, all'inizio.
Il profilo del lievito l'ho trovato convincente, tipico belga quindi leggermente fenolico e fruttato ma non maleducato da saison (no rusticità eccessiva).

GoldenEye

Golden Ale brassata il 26 agosto 2018

Fermentabili: 94% pale belga, 6% carared
Luppolo: Comet 60' (21,5 IBU),  60g di cascade/chinook autocoltivato a 5'
Lievito: Lallemand Windsor

Il dry hopping libero ha assorbito molto luppolo e impedito il pescaggio dal rubinetto. Riprovare con calza e peso in inox

Litri in fermentatore: 9,5/10. Imbottigliati 5,75
OG Preboil: 1044
OG: 1056
FG: 1016
Misura densità (1018) e dry hopping con 60g di cascade/comet (1/09/2018)

Impressioni: schiuma fine, poco persistente, colore dorato simile alla trap, forse leggermente più scura, limpida nonostante il lievito fosse dichiarato come poco flocculante e il generoso DH. Il corpo è medio, la leggera dolcezza residua controbilancia bene l’amaro ben definito e direi nei range dello stile. Aroma di luppolo ben presente, direi al limite per una golden ale, più in territorio american pale ale (l'avrei definita così dopo il primo assaggio). Molto beverina, carbonazione azzeccata per uno stile inglese.
Da notare che fino alla fine della bollitura la ricetta è la fotocopia della trap, quindi l'amaro in più è unicamente da associare ai fiori negli ultimi minuti, raccolto a settembre 2017 ma decisamente più in forma dello yeoman 2018, anche in aroma. Ne fare dry hopping con coni autocoltivati (senza l'utilizzo di fitosanitari) mi sono preso un piccolo rischio infezione ma sembra essere stato scongiurato dal grado alcolico non proprio basso ma soprattutto dal fatto che erano stati un anno in congelatore sottovuoto.
La densità maggiore è dovuta forse dal recircolo che ha permesso di estrarre più zuccheri (non ho misurato la densità preboil) e/o, più probabilmente, dalla bollitura vigorosa con la resistenza al massimo, fatta per concentrare il mosto visto che nella precedente cotta, con la bollitura fiacca, avevo avanzato qualche litro di troppo.
Purtroppo ho imbottigliato pochi litri, molti dei quali sono stati assorbiti dai coni di luppolo in dry hopping, che hanno anche impedito al rubinetto di pescare correttamente gli ultimi litri.

Vienna Ale

Blonde ale generica, prodotta il 17 ottobre 2018

Fermentabili: vienna 100%
Luppolo: Comet 60' (18 IBU), Comet 20' (20 IBU), 50g di nugget autocoltivato a 5'
Lievito: Fermentis S-33 (18 gradi per due giorni poi 2 a 20° e 2 a 22°) + dama sperimentale con Wyeast 3278 Lambic blend

Litri in fermentatore: 7
OG Preboil: 1035
OG: ?
FG: 1009

Questa birra inizialmente era stata progettata per essere una iga, poi per motivi che non ricordo ho deciso di procedere senza mosto d'uva bianca. Nella dama sperimentale era previsto l'uso di uva aggiunta in fermentazione (intera, schiacciata e non pastorizzata) ma anche qui ho proceduto senza. La tengo a maturare per diversi mesi senza controllo di temperatura. In questo momento, a fine gennaio, sta lagherizzando a una decina di gradi, fra non molto dovrei imbottigliarla.
La cotta si concluse con l'otturazione quasi istantanea del rubinetto in assenza del doppiofondo usato per le due cotte precedenti (fondamentale per filtrare i coni) e portai tantissimo trub nel fermentatore (con l'autosifone che odio TANTISSIMO 😠). Nonostante tutto la birra è venuta limpida, è bastata solo la winterizzazione e meno paranoie su torbidità del mosto, travasi, autolisi, gelatine, irish moss ecc. Solo in ultimo mentre imbottigliavo cominciavano a passare dei grumi di lievito un po' grossi (che poi ho visto che galleggiavano), magari un filtro bouncer avrebbe aiutato. L'unico lato negativo è che ho imbottigliato pochi litri, soltanto 4,75.
Ho anche bollito per 90 minuti per concentrare di più il mosto perché pensavo di averne troppi a fine bollitura invece ne ho avuti un po' meno del previsto.
Passando alle impressioni della birra, il vienna dà un vago sottofondo maltato che con l'amaro del luppolo si sposa bene anche se non lo sento in aroma. È davvero strano come un'ale fatta con S-33, descritto dai vari venditori come fruttato/floreale e adatto per birre belghe blanche/trappiste, solo malto vienna e luppoli americani abbia un profilo così neutro e più simile ad una kolsch se non addirittura lager. Anche (e sopratutto) dall'aspetto. Se dovessi indovinare gli ingredienti avrei detto sicuramente malto pils, lievito lager o german ale e qualche luppolo nobile solo in aroma o al massimo a 30'.
Se da un punto di vista pratico è forse la birra migliore che ho prodotto (sicuramente all'aspetto) mi ha anche fatto crollare tantissime certezze, tanto da aver un prodotto decisamente diverso da come me l'aspettavo.
Qualche domanda/dubbio/provocazione:
  • Il lievito è realmente diverso da come lo descrivono? Che senso ha dire che ha un profilo molto fruttato, floreale (forse questo è l'unico aspetto che ho riscontrato insieme all'alta flocculazione) e belga quando sembra diametralmente opposto?
  • Sembra che il vienna sia da usare col bilancino, tanto che molti hb fanno dei grist utilizzandolo in piccola percentuale e magari con birre luppolate. Come diavolo fanno a sentirne la differenza?
  • Una birra del genere, fatta con tutti i crismi del low oxigen brewing (almeno nella parte fredda), con tutto in contropressione e senza rifermentazione sarebbe venuta così diversa?
 

Rog

Roggenbier, cotta del 2 novembre 2018

Fermentabili: pils 31%, malto di segale 31%, monaco II 15%, vienna 15%, caramonaco 6%, chocolate 2%
Luppolo: hellertau mittelfruh 60' (13,5 IBU), hellertau mittelfruh 20' (5,4 IBU)
Lievito: Wyeast 3068 Weihenstephan Weizen

OG:1060
FG: 1016
Litri in fermentatore: 9

Questa è probabilmente la birra meno riuscita dell'anno, anche grazie all'odissea della cotta ma d'altronde è meglio aver una birra mediocre che non averla. La ricetta è fatta seguendo le linee guida della giornata nazionale degli hb del 2018 , quindi niente di testa mia, anche se le percentuali sono abbastanza "simmetriche". Per il luppolo ho aperto una busta di hellertau mittelfruh annata 2015, in scadenza alla fine dell'anno. Essendo pellet sottovuoto sempre conservato in freezer dal 2016 l'ho usato dopo averlo annusato per evitare spiacevoli aromi.
Aspetto ok, colore marrone scuro con riflessi rubino, mi sembra anche limpida per quel poco che si può vedere con questa colorazione (ho winterizzato anche questa, chiamatela kristalroggenbier 😀). Non ha carbonato bene ed è un po' piatta (decisamente se deve avere la stessa carbonazione di una weizen), il corpo mi sembra medio-basso. Si sentono ovviamente i malti monaco in primo piano, per il resto sapori un po' poco intensi e slegati anche se comunque si riscontra bene il tipico profilo del lievito weizen (leggevo in giro che potrebbe contenere S.delbrueckii) e anche quella speziatura riconducibile alla segale, uno dei pochi malti che riesco a riconoscere dopo aver bevuto alcune artigianali con questo ingrediente. Pensavo che quella sfumatura speziata fosse tutta prodotta dal lievito (simile alle dubbel) finché non ho provato un' imperial rye porter.
Sicuramente è una birra bevibile e fa il suo dovere durante i pasti, è anche al di sopra delle aspettative se si considera che ero sul punto di buttare la cotta.



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